Luoghi del cuore: Sacro Monte di Varese | Piccole Cose Imperfette
15845
post-template-default,single,single-post,postid-15845,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-theme-ver-10.0,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

Luoghi del cuore: Sacro Monte di Varese

“Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo”

Ci sono posti familiari, luoghi che fanno parte della mia vita da talmente tanto tempo da non ricordami quando ci sono stata per la prima volta.  Il Sacro Monte di Varese è uno di questi, un luogo che racchiude in sé una sorta di magia e che riesce ogni volta a regalarmi lo stupore della scoperta di nuovi piccoli, bellissimi dettagli.
Per chi vive a Varese (ma non solo) il Sacro Monte è una sorta di parentesi serena da tutto il caos della quotidianità, un luogo di culto anche per chi non è credente, un luogo in cui rifugiarsi e lasciarsi travolgere dalla meraviglia che ti circonda. Ci sono stata in ogni stagione, di giorno e di notte, baciata dal sole o sotto la pioggia, da sola o in compagnia. E ogni volta i miei occhi si sono riempiti di pura bellezza.
Il Sacro Monte  è uno dei 4 siti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità e si trova all’interno del Parco del Campo dei Fiori. Una strada acciottolata di oltre 2 km lungo la quale si snodano 14 cappelle che ripercorrono i misteri del Rosario e che culmina all’apice del monte con il Santuario di Santa Maria. Luogo di culto fin dal medioevo, ma anche teatro di maestranze artistiche che, a partire dagli inizi del 1600 d.C, si sono susseguite dando vita al patrimonio architettonico, scultoreo e pittorico ad oggi tutt’ora esistente.

(ph. Andrea)

La mia ultima visita è stata in compagnia di amici ed iniziata con un pranzo conviviale al Linea 88, un locale giovane e accogliente, situato dove un tempo arrivava il capolinea dell’omonimo tranvia. Da li inizia il percorso a piedi fino al borgo, accrocchio di piccole vie e mura piene di storia. Tra le mie tappe preferite ci sono la Casa Museo Pogliaghi, artista milanese eclettico che si innamorò a tal punto di questo posto da trasferirsi sino al termine della sua vita.
Merita poi fare una piccola sosta sulle gradinate della terrazza dove gustarsi la bellezza del panorama che, nei giorni più tersi, si estende dai laghi fino alla Madonnina del Duomo di Milano.
Con un po’ di fortuna si può visitare l’ex-hotel Camponovo, albergo costruito a fine ‘800 e oggi location per eventi a seguito del restauro. Particolarmente suggestiva la parte di piccole stanze e cunicoli risalenti all’epoca medioevale utilizzata come sede museale per mostre temporanee (fino al 31 Marzo potete visitare la “giornidarteaVarese” a sostegno dell’APMED).
Si passa poi nel Santuario con il suo tripudio di ricche decorazioni di epoca seicentesca, per poi scendere fino alla vecchia funicolare, oggi ripristinata e funzionante.
Se volete concedervi una piccola sosta non mancano i ristoranti e piccoli locali pronti ad accogliervi. Alcuni vantano una lunga storia storia e mantengono il loro fascino un po’ retrò come il Ristorante Milano, Montorfano o il Ceppo. Di recente apertura invece il Convivio, piccolo localino adatto anche per un pranzo da gustarsi seduti su qualche muretto scaldati da un tiepido sole. Se invece volete fare un tuffo direttamente negli anni ’20 vi consiglio di andare al Borducan e assaggiare il loro rinomato Elisir.

(ph. Claudia Porcarelli)

SOUNDTRACK

“Follow the sun” – Xavier Rudd

No Comments

Post A Comment